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Le stagioni influenzano l’attività cerebrale: ecco come cambia durante l’anno

La meteoropatia costituisce un insieme di condizioni e disturbi dell’umore determinati dal tempo e dal clima che affligge molte più persone di quanto si creda. Eppure, non tutti sanno che i cambiamenti climatici e stagionali sono in grado di influenzare in maniera diretta il cervello umano, producendo conseguenze percepibili sulla vita di tutti. Questa tesi è stata confermata di recente anche da un accurato studio scientifico, condotto dai ricercatori dell’università belga di Liegi. Il cambio delle stagioni, insomma, provoca sul cervello delle reazioni chimiche che determinano conseguenze più o meno pesanti sul comportamento quotidiano.

Le stagioni influenzano l'attività cerebrale

Lo studio è stato condotto su un gruppo di 28 soggetti di circa 20 anni. I volontari, equamente divisi in uomini e donne, sono stati sottoposti durante tutto l’anno – in concomitanza dei cambi di stagione – a numerosi esami e test in grado di misurare alcuni parametri rilevanti, come la soglia di attenzione e le capacità cognitive. Per periodi di sette giorni, nei momenti di transizione da una stagione all’altra, le loro attività cerebrali sono state monitorate con risonanza magnetica, in grado di registrare le reazioni del cervello davanti alla risoluzione di test e problemi di varia natura e difficoltà.

Come risultato, si è scoperto che l’intensità del lavoro svolto dal cervello varia a seconda del periodo dell’anno, restando sempre al di sopra di un ritmo base – diverso per ognuno – ed intensificando la sua attività durante i mesi estivi e diminuendola durante quelli invernali. Il picco si colloca tra luglio e settembre, mentre il periodo di minore intensità tra dicembre e febbraio.

Le stagioni influenzano l'attività cerebraleLa conferma di questa scoperta potrebbe aprire interessanti scenari di ricerca, oltre a costituire un’ottima guida per la pianificazione delle nostre attività annuali. Il tempo migliore per affrontare gli impegni e i progetti più difficili, per esempio, potrebbe essere proprio determinato da questa particolare sensibilità del cervello alle stagioni: meglio collocare gli obiettivi più impegnativi durante l’inverno, quando il cervello è meno impegnato nell’intensa attività che gli è richiesta durante i mesi estivi per far fronte alle necessità climatiche. La maggiore attività cerebrale registrata, infatti, è proprio dovuta e indirizzata a sostenere l’organismo durante la sofferenza per l’afa e il calore. In inverno, con un clima meno caldo, il cervello sarebbe invece meno attivo e più riposato, quindi più disposto a svolgere compiti impegnativi.

Altri dati, raccolti in studi medico scientifici di oggetto simile, sembrerebbero supportare i dati raccolti dai ricercatori di Liegi. Potrebbe sembrare incredibile, eppure il più elevato tasso di suicidi si registra proprio durante l’afosa stagione estiva: è più facile che l’organismo, esaurite tutte le proprie energie per far fronte al grande stress fisico al quale è sottoposto, scivoli in uno stato di depressione dal quale non ha risorse per uscire.

Le stagioni influenzano l'attività cerebrale

Viceversa, invece, la stagione più fredda sarebbe anche quella in cui si registra un innalzamento delle energie e del desiderio sessuale, testimoniato dal più alto tasso di concepimenti che si registra durante l’anno. Al contrario di quello che si potrebbe comunemente credere, quindi, meglio puntare sulla stagione invernale per ritrovare efficienza, produttività e attuare quei cambiamenti impegnativi che si inseguono da tempo.

 

 

 

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